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MARCO PANTANI In Polvere: ascesa e distruzione di un dio.

14 Febbraio 2004.

Da un anno sono tornato a nuotare dopo un lungo stop di quasi 15 anni. Poco prima avevo incontrato per caso un mio vecchio amico, che mi aveva proposto inizialmente con grande titubanza, di rientrare in vasca ed allenarmi con la squadra master di Melegnano. Così feci. Così mi ritrovai, alcuni mesi dopo, a disputare la mia prima gara master. Era una gara UISP. Una trasferta di una tappa di Coppa Italia. Lontano. Monfalcone. Quasi sul confine Italo-Sloveno. Era il 14 febbraio 2004 e, dopo un’intenso pomeriggio trascorso in piscina tra emozioni indimenticabili, la sera decidemmo di andare a cena in un agriturismo della zona. E’ li, non appena entrati, verso le 22, che sentimmo una notizia sconvolgente. Ma era vera? Come possibile. Nessuno poteva credere che Marco Pantani fosse stato trovato morto nella sua camera di albergo a Rimini. Entrammo, ed iniziammo a cenare, allegri, spensierati, come ragazzi poco più che ventenni durante una vacanza. Poi ricordo il giorno dopo. Le lacrime. La gente incredula. Il minuto di silenzio “assordante” nella piscina prima delle gare mattutine. Le notizie. Gli abbracci. Il viaggio di ritorno con una tristezza nel cuore infinita. Un mito sportivo che se ne andava. Una stella del ciclismo che aveva inciso i titoli di coda nel capitolo finale della sua vita pazzesca. Un soffio. Una preghiera per lui e per tutti i morti della prima guerra mondiale durante la nostra visita al Re di Puglia, maestoso monumento sulla strada del rientro verso casa. Tristezza infinita. Ciao Pirata

19 Maggio 2017

Qualche settimana prima, non appena avevo visto la locandina, appesa fuori dalla piscina a Melegnano, mi ero precipitato a segnare in agenda questo appuntamento imperdibile. Alla Corte dei Miracoli, spazio teatrale del cinema della mia città, avrebbero tenuto uno spettacolo che raccontava la storia di Marco Pantani. Detto, fatto. Mi sono presentato nella sala, scortato dall’amico Gabriele, ben posizionato in quarta fila, curioso di assaporare tutto d’un fiato la rappresentazione di Alessandro Veronese, regista della produzione Fenice dei Rifiuti.

Ed ecco che il primo atto inizia.
Si parla di Yogurt. Di provette manipolate. Tutto in un’atmosfera noir molto ficcante. Scene mute. Scene forti. Scene che rendono subito l’idea di come lo spettacolo sarà incanalato. Il contorno invece è surreale. Vero ma ironico. C’è il racconto tra Marco piccino e la sua colorita complicità con il nonno Sotero, vero cardine, vero simbolo della giovinezza del Pirata. Sotero, che regalò la prima bicicletta a Marco, il quale al suo rientro da una gara, la lavò nella vasca da bagno, tanto per far intendere quanto forte fu il suo legame con il mezzo a due ruote. Un’alchimia inspiegabile. Misteriosa per alcuni. Tremendamente scomoda per molti.
Poi si parla dei suoi incidenti, diversi, che ne caratterizzeranno la sua sfortunatissima carriera sportiva. Nel 1986 rimase in coma un intero giorno dopo essersi schiantato contro un camion e subito dopo, una volta ripresosi, fece un frontale con una macchina e rimase in ospedale con diverse fratture. Si passa al 1992 quando vinse il suo primo Giro d’Italia dilettanti, tra una battuta di pesca con il nonno Sotero e una puntata al chiosco di piadine gestito dai familiari. Il passaggio tra i professionisti nel 1994 alla Carrera e la sua esplosione al Giro di quell’anno con le vittorie di Merano e dell’Aprica. Un’altro incidente del 1995, le prime vittorie al Tour De France, la maglia bianca di miglior giovane. Un’altro grave incidente, il 18 ottobre del 1995 dove fu investito da un fuori strada che viaggiava in senso contrario durante la gara Milano-Torino, che Pantani non voleva nemmeno disputare. Frattura tibia e perone. La gamba che si spezza. La carriera di nuovo messa in ginocchio. Compromessa. Non per il mitico campione romagnolo, che dopo 5 mesi esatti, tornò a pedalare.
Nel 1997 il trasferimento alla Mercatone Uno che diverrà una vera famiglia per Marco. Io stesso ricordo la biglia gigante a lui dedicata che si trova a ridosso dell’autostrada A1 in prossimità del casello di Imola. Tutte le volte che ci passo davanti mi faccio il segno della croce. Poi c’è l’ascesa record all’Alpe d’Huez del Tour di quell’anno. Il terzo posto finale.
Prima della storica doppietta Giro-Tour del 1998.
Indimenticabile ed emozionante la tappa di Montecampione del 4 Giugno dove attaccò a più riprese e alla fine staccò Pavel Tonkov.
Come indimenticabile e folgorante fu il suo attacco sul Col Del Galibier, vetta storica e mitica del Tour de France dove diede al suo rivale Ullrich ben 9 minuti di distacco.
Erano 33 anni da quando un italiano, Felice Gimondi nel 1965, non vinceva la Grande Boucle.

Poi c’è il 1999 ed il vigliacco e scandaloso epilogo di Madonna di Campiglio. Non posso e non voglio raccontarlo tanto mi rode il fegato ricordare quei momenti e vederli sviscerati in maniera così limpida e per certi versi sorprendente dai 6 bravissimi attori. Gli sponsor, la camorra, i poteri forti. Tutti coalizzati per far crollare quel mito. Una regia perfetta. Un finale sprezzante. Manipolato.

Poi c’è la squalifica. Il rientro. La depressione. La cocaina. La morte. Una lunga parte finale pazzesca. Commovente per lo straziante e meraviglioso monologo di mamma Tonina, che vede morire Marco a più riprese, sotto i colpi inesorabile degli sciacalli.

C’è una meravigliosa canzone, dedicata a Marco, interpretata da Alessandro Veronese.

Ci sono gli applausi interminabili per Luisa, Cristiano, Giulia Martina, Francesca, Alessandro, Federico.

C’è uno spettacolo che non potete perdervi. Una storia che dovete conoscere. Un uomo che è stato ucciso dopo che il suo talento, la sua genialità, la sua fragilità, ci hanno fatto spesso emozionare e balzare in piedi dalle sedie e, quella sera di 13 anni fa, mi hanno fatto piangere come un bambino.

Ciao Pirata!!

Autore:

Roberto Florindi nasce ad ATRI (Te), città storica - la cui fondazione é antecedente a Roma - il 2 Agosto del 1970. Diplomato all'istituto tecnico A. Volta di Lodi, inizia sin da giovane un esperienza lavorativa importante, nel settore del trattamento acque/farmaceutico, che lo porta diversi anni in giro per il mondo, 2 anni dei quali a Londra per un periodo di formazione studio lavoro. Ex nuotatore agonista di pessimo livello, rientrato in Italia, viene inserito come allenatore di una squadra di ragazzini (Esordienti A) a Milano (Geas, triennio '97-'98-'99). Da lì inizia un profondo connubio con il nuoto, che lo porta a studiare, confrontarsi e attingere esperienze da questa splendida passione, la quale diviene la sua professione a partire dal 2012. Istruttore FIN e FINP, giornalista pubblicista iscritto all'ordine della Lombardia dal 2006. Appassionato di vini, assaggiatore ONAV (organizzazione nazionale assaggiatori di Vino), amante dei vitigni autoctoni di cui vanta una ricerca compiuta grazie alla collaborazione della VINEA di Offida sulla DOC Pecorino. Vive in provincia di Milano con la moglie Isabella.

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